Perché avere un hobby: benefici e rischi. Intervista alla Dott.ssa Francesca Battaglia

Perché avere un hobby: benefici e rischi. Intervista alla Dott.ssa Francesca Battaglia

Perché avere un hobby: benefici e rischi. Intervista alla Dott.ssa Francesca Battaglia

Avere un hobby è importante. Ogni giorno sosteniamo ritmi frenetici intensi, bisogna rispettare tempistiche, scadenze, appuntamenti e dedicare tempo alla nostra famiglia e alle relazioni. Trovare il tempo e il modo per “staccare la spina” dalla routine della quotidianità non è sempre facile.

Studi medici e scientifici confermano che praticare un’attività ricreativa influisce positivamente sulla condizione psicofisica e relazionale di ognuno di noi. Sport e passeggiate all’aria aperta, collezionismo e hobbies creativi, per esempio, contribuiscono a ridurre lo stress e donano benessere. Inoltre gratificano, aiutano la socializzazione, la conoscenza e la condivisione di momenti, esperienze, abilità e competenze. Dall’altro lato, possono comportare anche dei rischi di vario tipo. Ne parliamo con la Dottoressa Francesca Battaglia, Psichiatra Psicoterapeuta, presso il reparto di Psichiatria dell’Ospedale di Avola (SR).

Perché avere un hobby: l’intervista

Buongiorno Dottoressa Battaglia, grazie per avere accettato l’intervista. Avere un hobby è importante ma ci sono benefici e rischi.

  1. Nell’ottica dell’hobby inteso come “staccare la spina” dalla quotidianità e routine, quali sono i benefici psicofisici di avere/scegliere un hobby?

Gli hobbies sono intesi come attività svolte nel tempo libero a scopo ricreativo, per rilassarsi e/o per coltivare un interesse su tematiche che ci incuriosiscono (esempi: arte del bonsai, corsi enogastronomici, collezionismo, …). Il benessere psicofisico che ne deriva è funzionale a rigenerare gli animi dallo stress accumulato durante la giornata a causa del lavoro, dei ritmi di vita frenetici, del carico pressante derivante dalle responsabilità genitoriali e lavorative.

  1. Perché sono consigliati anche da un punto di vista clinico?

In generale, una buona educazione alla salute mentale consiglia sempre di coltivare degli interessi allo scopo di allentare ansia e tensione nervosa e spesso distogliere il pensiero da problematiche vissute in ambito familiare o lavorativo. Avere degli hobbies consente quindi di affrontare meglio e più serenamente le attività imprescindibili e ordinarie che caratterizzano la nostra quotidianità; perseguire una forma di benessere psichico attraverso l’hobby, infatti, permette all’individuo di rigenerare le proprie risorse interiori, necessarie ad affrontare le sfide della vita quotidiana.

  1. Un hobby può creare dipendenza o disturbi di altro tipo?

Tuttavia, occorre sempre distinguere il limite tra normale e patologico, intendendo per “disfunzionale” ogni comportamento eccessivo. Nel caso specifico degli hobbies, potremo definire patologica un’attività che assorbe troppo tempo, sacrificandolo ad impegni più importanti o addirittura alle relazioni.

Per citare alcune forme estreme di hobby, la vigoressia ovvero l’ossessione per l’aspetto fisico o la corretta alimentazione che, all’eccesso, può limitare l’individuo nelle relazioni sociali, inducendolo a rinunciare ad una cena conviviale o portandolo a controllare ossessivamente i valori nutrizionali di un alimento. Altro esempio è il binge-watching, l’hobby di guardare serie tv con il rischio di trascorrere molte ore davanti ad uno schermo, isolandosi e perdendo contatto con la realtà circostante. Quando ne consegue una forma di dipendenza da questi comportamenti si rischia l’insorgenza di disturbi d’ansia e dell’umore.

  1. Hobby individuali e collettivi, cosa cambia nell’approccio terapeutico?

La necessità di un approccio terapeutico nasce solo quando l’hobby altera significativamente la percezione del sé o della realtà circostante, esponendo il soggetto ad un vero e proprio disturbo che compromette la sua qualità di vita.

In quest’ottica, nel caso di un hobby individuale occorre considerare il contesto socio-ambientale del soggetto in cui si sviluppa; quindi analizzare le eventuali motivazioni psicologiche alla base che spingono quell’individuo a gettarsi a capofitto su uno specifico interesse.

Se invece pensiamo a degli hobbies collettivi, analizzeremo il gruppo in toto, le dinamiche tra i singoli membri sottese dalla condivisione di un interesse comune. Successivamente valuteremo i tratti caratteriali comuni tra i singoli, le ragioni che li indirizzano a quella passione e le sensazioni che provano nel condividere un interesse.

  1. Quando un hobby si trasforma in lavoro, come nel caso di collaborazioni o influencer, quali possono essere gli effetti? cosa può cambiare nel modo di vivere un hobby?

Quando un hobby si trasforma in un vero proprio impegno lavorativo, come avviene per gli influencer, si deve rimodulare il concetto stesso di hobby; in questo caso, non equivale più soltanto ad un’attività ludico-ricreativa, potendo rintracciare piuttosto uno scopo di lucro. In quest’ultimo caso si rimanda al concetto di suggestionabilità della massa che si affida a dei modelli, i quali vantano conoscenze in materie specifiche e dispensano facili e immediati consigli per un ritorno economico o per popolarità. Il rischio sarà quello di uniformare la massa.

  1. Siamo nell’era dei Social Media e condivisione dove anche i creativi apportano contenuti. Quali bisogni vogliamo o vorremmo soddisfare? Perché se ne sente l’esigenza?

Nell’era dei social sembra emergere principalmente la ricerca di individuazione: pubblicare continuamente selfie, postare l’ultima vacanza o la cena in un ristorante di lusso diventano tutti motivi di lasciar trasparire una realtà incentrata su forme di benessere materiali, dove conta l’apparire più che l’essere, dove si tenta di mostrarsi belli, forti e desiderabili, pena l’esclusione sociale. Per contro, ci sono anche persone tendenti all’eccessiva drammatizzazione dei problemi, ma anche in quel caso il fine ultimo della condivisione su un social rappresenta il bisogno di mostrarsi, di ricevere attenzioni, compassione.

  1. Oggi possiamo esprimere il nostro pensiero e opinione in modi e forme diverse. Nel caso degli heaters, reali e digitali, cosa spinge alcuni soggetti a esprimere considerazioni che mirano a ledere gli altri?

L’Heater adotta un atteggiamento sprezzante e svalutativo nei confronti dell’altro per diversi motivi: rigidità di pensiero che non consente di accettare la diversità; misconoscenza di argomenti e paura dell’altro da noi; ma anche odio fomentato da correnti ideologiche e politiche per sentirsi più forti nella società. A volte, gli heaters sono però innocui “leoni da tastiera” che insultano gratuitamente e si mostrano aggressivi verbalmente solo attraverso uno schermo, che gli consente di nascondere le proprie fragilità impegnandosi a denigrare e sminuire gli altri, con la certezza che tanto non si esporranno mai del tutto in maniera completa.

  1. Quali sono gli effetti su chi subisce il loro attacco?

Va da sé che le persone più fragili, insicure e con scarsa capacità di autodeterminazione risentano degli insulti e dell’odio proferito dagli heaters; tipico esempio sono gli atti di bullismo con le relative conseguenze sul soggetto bullizzato di chiusura sociale, manifestazioni d’ansia fino a veri e propri quadri depressivi.

  1. Ultima domanda: un breve pensiero libero, un breve consiglio, per i lettori di CreativaIn, riguardo gli hobbies.

Il mio personale suggerimento riguardo la pratica degli hobbies è di coltivare degli interessi che siano “sani” per la nostra psiche, intendendo qualunque attività che aiuti a rigenerare la nostra salute mentale e ci consenta di ripristinare l’equilibrio interiore ed un umore stabile e sereno, considerando che il benessere psicofisico è rappresentato da un insieme di fattori: personali, familiari, sociali, lavorativi e mai solo da un interesse esclusivo.

Note

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Creativa In

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